martedì 31 ottobre 2006

 MODA & MODI

Effetto cardigan

Il presidente Jimmy Carter parla alla nazione della crisi energetica, 1977

Fino a qualche anno fa la sola parola era legata a una catena di aggettivi scoraggianti: informe, goffo, polveroso, datato. Nessun uomo si sarebbe mai sognato di metterselo, se non davanti alla televisione, con le ciabatte e purchè prossimo alla terza età. Per i ragazzi era semplicemente un non-capo, inesistente. Il cardigan? Quel golfone con i bottoni grandi? In pratica l'equivalente del pigiama di flanella femminile: domestico, confortevole, innocuo in tutti i sensi. Quando, nel freddo inverno 1977, il presidente Carter parlò alla nazione seduto vicino al caminetto e con un bel cardigan beige, per dire agli americani di abbassare il termostato e di attrezzarsi a fronteggiare la crisi energetica, il suo mezzobusto inoffensivo decretò uno dei più grandi flop della moda dell'ultimo mezzo secolo. Le sue parole erano quelle che nessuno voleva sentire e il suo cardigan ci rimase mestamente appiccicato, l'indumento dell'austerity, il capo giusto per rovinare la festa. C'è voluto oltre un decennio perché il golf maschile ritrovasse un guizzo di modernità: negli anni '90 affilò la silhouette, sostituì la cerniera ai bottoni, recuperò una certa aria, attraente, di «nouvelle vague». Quest'anno ritorna alla grande, proprio come le preoccupazioni per le riserve energetiche e la riscoperta della politica di Carter. Gli uomini lo adottano recuperando il fascino che aveva negli anni '50, quando era il capo d'abbigliamento preferito dei giocatori di golf.
Cary Grant
Nell'autunno dei terribili «secchioni» televisivi, il suo appeal sta anche in quell'aria da «bibliotecario» occhialuto, nell'immagine confidenziale, da antieroe alla Buster Keaton e alla Harold Lloyd, i cervelloni impacciati del grande cinema che alla fine spuntavano davvero la «pupa» più dolce, e in una certa confidenziale aristocraticità, alla Cary Grant. Tutte le griffe hanno proposto cardigan in passerella: spessi e dalla lavorazione evidente, da indossare nel weekend; di cachemere, impalpabili, preziosi come pizzi, adatti al mondo felpato dei manager; con lavorazioni a contrasto, ricami, paillettes, tasche applicate, per un effetto sportivo, kitsch, militaresco, raffinato...
Piace l'idea che la vecchia giacca di maglia, a differenza dello scontato girocollo, lasci intravedere e valorizzi la camicia, non soffochi la cravatta, si porti sia con i jeans che con i pantaloni sartoriali, regali quel piglio da dandy, che suscita voglia di tenerezza e non fastidio. Ha qualcosa di femminile senza essere effemminato. E manda in soffitta le legnose grisaglie, i tristi completini blu Ibm, quei grigetti opachi, da topo di città, che punteggiano i tavoli delle riunioni, deprimendo, insieme a tutti gli altri sensi, pure quello estetico. Il nome deriva dal suo primo estimatore, James Thomas Brudenell, conte di Cardigan, il generale inglese che guidò la disastrosa carica dei Seicento contro i russi, nella battaglia di Balaclava nel 1854. Era frivolo, il conte, dicono le cronache. Difetto che, se esibito con moderazione, può diventare una qualità. Proprio come nel cardigan.
twitter@boria_a

Woody Allen, "Ciao, Pussycat", 1966 (ph. Esquire)



martedì 17 ottobre 2006

MODA & MODI

Galosce di tendenza

Stivali di gomma griffati Burberry

E chi ha detto che sono brutti, anonimi, tristi, ingoffanti? L'anno scorso già spopolavano a New York. Un po' come alieni, spuntavano qua e là nelle vetrine più «fascioniste» di Soho, tra giacche dai cappucci di visone, pantaloni pitonati e tailleur gessati con gli inserti di pelle. Irriverenti, ironici, irrinunciabili, anche per chi considera un tradimento scendere dagli stiletto o calarsi comunque a meno di otto centimetri di tacco. Quest'anno è il loro anno, l'anno degli stivali di gomma.
Sì, proprio quelli delle mattinate piovose dell'infanzia scolastica, per lo più gialli e rossi e venduti a «pacchetto» con la mantellina di Gatto Silvestro, quelli che legioni di ragazzine accantonavano immediatamente non appena superato il decimo anno di età. Con il consueto ritardo con cui da noi arrivano le tendenze d'oltreoceano, eccoli invadere le vetrine dell'autunno-inverno 2006, collocati accanto ai «must have» di stagione. Gli stivali di gomma, i comodi, banali prevedibili antipioggia, da cui sembrava di non poter pretendere nulla di più se non una confortevole praticità, vanno di gran moda. E si sono montati la testa: hanno messo un po' ditacco, sagomato leggermente la silhuette, e sfoggiano la griffe bene in evidenza. Non immaginatevi, dunque, quei noiosi «wellington» color oliva con cui l'inimitabile Camilla sguazzava nel fango della campagna inglese quando era ancora signorina. Gli stivali di gomma di stagione sono rosa, zucca, melanzana, hanno fantasie multicolori o optical, osano perfino il maculato.
Le griffe, dopo un primo momento di perplessità, non se li sono lasciati sfuggire. Attrici e cantanti che saltellavano tra le pozzanghere della Grande mela (e pure tra i cumuli di neve dell'implacabile inverno 2005) calzando gli stivaloni di gomma con i calzerotti di lana rimboccati al ginocchio, erano un segnale incoraggiante dell'inversione del gusto. Mettete un paio di «Ugg (ricordate? quelle stivali informi simili alle pedule dei Puffi, per fortuna in declino) ai piedi di Britney Spears e a distanza di qualche mese li troverete, taroccati, in qualsiasi magazzino. E così ecco sfornate intere linee di «galoscioni» griffati per risvegliare la fashion-aholic che dorme in ognuna di noi. Perversione massima sono quelli di Burberry, per autentiche monomaniache. Ma quelli più «spartani» sono anche più in sintonia con lo spirito ludico.
twitter@boria_a

martedì 3 ottobre 2006

MODA & MODI

Il colore viola

Gucci, collezione autunno/inverno 2006-2007

Sarà l'inverno del colore viola, non c'è superstizione che tenga. Chiamatelo lilla, malva, pervinca, glicine trovategli tutti i quasi sinonimi disponibili nella palette, sforzatevi di minimizzarlo tra i più rassicuranti e consueti nero e grigio, ma lui rispunterà fuori più invasivo e pervasivo che mai. E'  il suo anno, non si scappa. Ha contagiato tutti i capi, dall'intimo agli accessori, spopola nelle vetrine dove mai gli era stato concesso di accamparsi a pieno diritto, da protagonista, come la tinta più modaiola della stagione. Non si combina, si impone: è viola la sciarpa che rinnova il cappotto, il cappello dalla foggia maschile, il top di pizzo che spunta dalla giacca di velluto nera, il reggiseno da intravedere sotto la camicia, la giacca damascata che si porta la sera ma anche durante il giorno, «addomesticata» dalla gonna di panno, dal tartan a contrasto, dal denim.
Fusione del blu e del rosso, ovvero del sacro e del profano, nelle nuance più accese il viola esprime spiritualità, in quelle più tenui sensualità. E' il colore del mistero, dell'ignoto, disegna personalità forti, che non hanno paura di mettersi al centro dell'attenzione, di catturare gli sguardi, di bucare l'anonimato del guardaroba.
Gli ortodossi del dress code sostengono che mai si porta prima delle sei del pomeriggio, ma i capi proposti dagli stilisti - dalle griffe inavvicinabili alle marche più popolari - ci mostrano l'esatto contrario: è viola la gonnellina a pieghe adatta alle calze grosse e al tacco squadrato di quest'inverno, il vestito di lana che fascia la figura, c'è del viola nel poncho e nella mantella, nei guanti, nel gilet, nei pull, in tutta una gamma di calze dalle stampe geometriche. Scarpe e borse ton sur ton, senza paura di esagerare. E ombretto in tinta, sfumato con il bianco argentato. Anche per lui camicie con righe lilla e maglioncini glicine scollati a vù.
Un viola è così pervasivo da cancellare secoli di nefaste credenze. Nel Medioevo era il colore dei paramenti sacri in Quaresima, quando gli spettacoli teatrali erano banditi e gli attori facevano la fame. Ecco perché è tinta jettatoria tra la gente dello spettacolo. Ma l'inverno 2006-2007 sfida le superstizioni, è a prova di «prima». Gli stilisti hanno proposto stupendi abiti da sera, borsette mignon, scarpe paillettate, giacchine in broccato percorse da elettriche scariche viola.
Due accessori da scegliere, agli estremi opposti del portafoglio? La borsa viola di Gucci, in camoscio e pelle, total-colour, così imperativa da annullare tutto il resto, e il cappello borsalino di Stefanel, spiritoso senza strafare.
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